Luci, Camera... Emozione: Il mio primo shooting in studio a Sesto Calende

A volte non servono grandi studi cinematografici o attrezzature da migliaia di euro per ottenere un risultato professionale. Serve l'idea giusta, la modella giusta e la voglia di mettersi in gioco. Recentemente, a Sesto Calende, ho vissuto un "battesimo del fuoco" (o meglio, della luce): il mio primo vero shooting fotografico indoor.

Insieme a me c’era Desy, anche lei alla sua prima esperienza davanti all'obiettivo in un contesto di studio. Un connubio di prime volte che ha reso l’intera sessione un esperimento di pura creatività.

La sfida: Spazio ridotto e luci "fai-da-te"

Non sempre ci si trova a lavorare in ampi open space. Abbiamo allestito il set in uno spazio contenuto, utilizzando un setup minimale ma efficace:

  • Sfondo: Un telo grigio medio (scelta versatile che permette di giocare con le ombre).

  • Illuminazione: Una luce principale a LED, integrata da alcuni test con e senza flash.

Lavorare in un ambiente piccolo richiede precisione millimetrica. Ogni spostamento della luce o della modella cambia drasticamente l'atmosfera dello scatto. Nonostante le luci non fossero attrezzature professionali da migliaia di watt, la sfida è stata proprio domare quella luce per valorizzare i lineamenti di Desy e la texture dello sfondo.

Il Gear: Nikon Z6III alla prova

Per questo debutto in studio mi sono affidato alla mia fedele Nikon Z6III equipaggiata con il 24-70mm f/4.

La Z6III si è confermata una macchina incredibile per la gestione del rumore e per la fedeltà cromatica. Anche quando abbiamo lavorato solo con la luce continua dei LED, il sensore ha catturato dettagli nitidi e transizioni morbide tra luci e ombre. Il 24-70mm f/4, pur essendo un obiettivo "kit" per molti, si è dimostrato una lama, permettendomi di passare rapidamente da ritratti a figura intera a primi piani intensi.

Il Risultato: Oltre le aspettative

Cosa succede quando un fotografo e una modella esordiscono insieme? Si crea una sintonia particolare. Desy è stata bravissima a rompere il ghiaccio e io ho potuto concentrarmi sulla tecnica senza troppa pressione.

Siamo rimasti entrambi estremamente soddisfatti. Gli scatti sono puliti, eleganti e dimostrano che è l'occhio del fotografo (e la chimica con il soggetto) a fare la foto, non solo l'attrezzatura. Il grigio medio del telo ha dato quel tocco editoriale che cercavo, rendendo le foto moderne e senza tempo.

Riflessione finale: Questo shooting mi ha insegnato che non bisogna aspettare di avere lo "studio perfetto" per iniziare. Bisogna scattare, sbagliare, provare i flash e poi tornare alla luce continua finché non si trova la magia.

E voi cosa ne pensate? Preferite la luce morbida dei LED o il carattere deciso del flash?

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