Luce e Storia: il mio shooting alla Pinacoteca di Brera

Milano offre scenari incredibili, ma scattare all'interno della Pinacoteca di Brera ha un fascino unico. Recentemente ho avuto l’opportunità di partecipare a uno shooting organizzato da Aldo Diazzi di Workshopfotografici.eu, un’esperienza di cinque ore interamente dedicata alla fotografia di ritratto in un contesto storico e artistico di altissimo livello.

Cinque ore di studio sul campo

L’obiettivo della giornata non era semplicemente portare a casa delle "belle foto", ma lavorare sulla costruzione di immagini che potessero rimanere impresse. Sotto la guida di Aldo, ci siamo concentrati su tre aspetti fondamentali che spesso si sottovalutano quando si scatta in modo istintivo:

  1. La gestione delle pose: Capire come il corpo del soggetto interagisce con lo spazio circostante. A Brera, tra archi e opere d'arte, ogni linea conta. Abbiamo lavorato per trovare armonia tra la figura umana e le geometrie classiche della location.

  2. Il controllo del colore: Studiare come i toni caldi delle pareti e delle opere potessero dialogare con l'incarnato e l'abbigliamento del soggetto. È stata una vera lezione di cromatismo applicato.

  3. Bilanciamenti e intenzione: Abbiamo analizzato come bilanciare la luce naturale che filtrava nei corridoi con l'esigenza di dare tridimensionalità allo scatto, cercando di non essere mai banali nella composizione.

L’attrezzatura: Nikon Z6 III alla prova

Per questo shooting ho messo alla prova la mia Nikon Z6 III, affidandomi a due ottiche diverse per coprire ogni esigenza narrativa:

  • Nikkor Z 24-70mm f/4 S: Lo strumento perfetto per i piani allargati, dove volevo includere l’architettura maestosa di Brera senza perdere nitidezza ai bordi. La versatilità di questa lente mi ha permesso di passare rapidamente dal racconto dell'ambiente al mezzo busto.

  • Tamron 70-300mm: Ho utilizzato il teleobiettivo per isolare i dettagli e lavorare sulla compressione dei piani. Scattare a distanze focali più lunghe mi ha permesso di ottenere sfocati (bokeh) molto interessanti, separando nettamente il soggetto dallo sfondo monumentale.

Risultati e riflessioni

Tornare a casa dopo cinque ore di lavoro intenso ti lascia una consapevolezza diversa. Grazie al confronto con Aldo Diazzi e gli altri partecipanti, ho capito quanto sia importante fermarsi a riflettere prima di premere l'otturatore. La fotografia professionale è fatta di pazienza e di scelte deliberate: dove posizionare il soggetto, come attendere la luce giusta, come bilanciare ogni elemento nel mirino.

In questo articolo vi mostro alcuni degli scatti realizzati. Sono immagini che sento "mie", ma che portano i segni di ciò che sto imparando: meno automatismi, più intenzione.

Cosa ne pensate di questi scatti? Preferite la fotografia ambientata che racconta il luogo o il ritratto stretto che isola il soggetto? Scrivetelo nei commenti, il vostro parere è fondamentale per la mia crescita.


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Luci, Camera... Emozione: Il mio primo shooting in studio a Sesto Calende

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Perché ho deciso di documentare il mio percorso fotografico